Crostacei bolliti: generalmente vengono cotti immergendoli nell’acqua bollente e salata, con qualche foglia di lauro, senza però l’ausilio di altri sapori.
Calcolate 25 minuti di cottura per un’aragosta del peso di 1 kg.
Per i gamberi e per i granchi sono sufficienti cinque minuti circa, mentre per i gamberetti si richiede qualche minuto meno, a seconda della loro grandezza.
Aragosta ed Astaco
L’aragosta è considerato uno fra i più raffinati piatti della gastronomia.
L’aragosta deve essere cotta viva e può essere preparata in diversi modi.
L’aragosta è, forse, il crostaceo di mare più apprezzato.
Esistono esemplari di differenti lunghezze (da 20 cm. a 50 cm.) con conseguente variabilità di peso.
Se ne possono osservare esemplari di persino 7 kg.
Vive di preferenza su fondali rocciosi a varie profondità, vicino alle coste.
Nel Mediterraneo predominano due speci; quella europea dal guscio bruno-violetto chiazzato da piccole macchie, in rilievo, rotonde, gialle, e quella del Nord Africa che si pesca sulle coste occidentali ed orientali dell’Africa stessa.
La specie Africana si presenta con un corpo meno slanciato e con una colorazione verdastra o violetta.
Le zone dove vive l’aragosta sono molto vaste; vanno dal Mediterraneo sino alle coste meridionali ed occideltali dell’Inghilterra e dell’Irlanda.
Di aragoste se ne pescano pure nel golfo di Aden, sulla costa Cilena, in Australia, in Oriente al Capo di Buona Speranza.
Gli intenditori, però, asseriscono che la specie migliore è pur sempre quella mediterranea.
In Italia si dà la preferenza all’aragosta proveniente dalle coste della Sardegna.
Tra i bongustai, ora, si può aprire una vivace discussione; se cioè l’aragosta risulti migliore gustata fredda o calda, se debbano preferirsi, come sapore e profumo, quelle di più piccole dimensioni o quelle più grosse.
”De gustibus non est disputandum”.
In fatto di gusti, è vero, non esiste l’assoluto, però si può arrivare ad una codificazione dataci e dall’esperienza e dalle asserzioni degli ”Chefs” più reputati.
Si dirà, allora, che le aragoste piccole sono le più apprezzate ma che le loro carni sono sufficienti per una o due persone.
Si servono fredde o gelatinate con l’opportuno contorno di salse.
Le aragoste di maggiore dimensioni, invece, vengono utilizzate sempre fredde per grossi piatti di portata, per servizi di ”buffets”, ecc., soprattutto quando occorra presentare i medaglioni del crostaceo di un certo diametro e di un certo spessore.
In tal modo si giunge all’assioma che, per l’aragosta, l’allestimento migliore sia quello freddo.
Squisita risulta, pure l’aragosta presentata come specialità calda, se cucinata con opportuni accorgimenti.
In genere, però, per servizi caldi, all’aragosta si preferisce un altro crostaceo similare: l’astice, il famoso”homard” dei francesi.
L’astice è un crostaceo decapodo, come l’aragosta, che vive su tutte la Coste d’Europa.
Differisce da quest’ultima soltanto per un colore più scuro della corazza, per una coda più allungata e più larga in proporzione del corpo e per la presenza di due potenti pinze (chele) nelle zampe anteriori.
La carne di questi due crostacei, per l’alto contenuto di purine, viene definita afrodisiaca…
A buon intenditor poche parole.
La stessa Afrodite era nata dalla spuma del mare.
Ed il mare regala a noi un cibo prelibato degno della mensa della ”Dea della Bellezza e dell’Amore”.
I crostacei hanno la caratteristica di dover essere cotti vivi.