Preparazione: far bollire le trippe molto pulite per 5 minuti.
Scolarle e tagliarle a fette sottili, dopodiché, lavarle ancora molto bene in acqua corrente (la trippa non è mai lavata abbastanza, quindi, non abbiate paura a consumare un po’ d’acqua in più).
In una grossa casseruola, preparare un soffritto con lardo, burro, cipolla e un trito di sedano, carota, prezzemolo, aglio.
Quando sarà rosolato molto bene; aggiungere il vino bianco, il sale, il pepe ed i chiodi di garofano, infine, versate le trippe che dovranno essere lasciate ad insaporire in questo condimento per 15 minuti circa.
Nel frattempo, preparerete il brodo con ossa spugnose e un pezzetto di carne di seconda qualità.
Versare il brodo sulle trippe, aggiungere la salsa di pomodoro, quanto basta, e cuocere (“pippiare”) il tutto per dieci o dodici ore, anche ripartite in due giornate.
Curiosità: nel bresciano vengono utilizzate di preferenza le trippe dette lattughe e si usano molto meno quelle a fogli, carnose, prive di grassi con bordure alte coronate di carne compatta non porosa, che, cotta può essere paragonata al petto di pollo.
Fino ad alcuni decenni fa, i nostri nonni durante le giornate festive, trascorrevano i loro pomeriggi, nelle rare osterie presenti nel paese, in compagnia degli amici giocando alcune partite a carte: Briscola, Tressette, ecc.
La loro festa si concludeva verso sera, consumando con grande appetito le gustose trippe che l’ostessa aveva preparato con grande cura per i suoi affezionati clienti.
Dopo aver deliziato la loro pancia con una o due scodelle di trippa nostrana ed un paio di panini, se ne tornavano a casa, molto felici e beati; certi, addirittura, ne acquistavano un bel pentolino da consumare il giorno dopo.